24 Set Il giardino storico come infrastruttura
C’è un momento, nel racconto del paesaggio contemporaneo, in cui il passato smette di essere un vincolo e diventa un’opportunità progettuale. Il City’Scape Symposium & Award 2026, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, ha scelto proprio questo spunto come porta d’ingresso alle due giornate che il 17 e 18 settembre 2026 hanno animato il Salone d’Onore della Triennale di Milano: prima il giardino storico, poi il paesaggio come infrastruttura del futuro. Due facce della stessa medaglia, se si osservano con la dovuta attenzione.
La prima giornata, interamente dedicata al Giardino Storico, è stata un susseguirsi di riflessioni profonde e un bilancio concreto degli esiti dell’investimento da 300 milioni di euro del PNRR Cultura (Misura M1C3, Investimento 2.3), destinato alla valorizzazione dei parchi e giardini storici italiani.
I dati presentati meritano di essere letti con attenzione da chiunque si occupi di paesaggio: circa 130 interventi approvati, oltre 100 già conclusi o prossimi all’ultimazione, un censimento che ha catalogato più di 5.000 siti, un incremento del 56% dell’accessibilità per le persone con disabilità e la formazione di oltre 1.230 giardinieri d’arte — figura professionale definita anche grazie al ruolo determinante di APGI (Associazione Parchi e Giardini d’Italia). Per la prima volta, un piano di questa portata ha trattato il patrimonio verde storico non come un’appendice decorativa dell’architettura, ma come un sistema culturale, ecologico ed economico da censire e rigenerare con metodo.

Reggia di Caserta – Photo credit: C1 Superstar (Pexels)
Il valore della giornata è emerso nelle numerose case study presentate sul palco, un vero e proprio atlante del restauro paesaggistico italiano:
- Reggia di Caserta: il recupero delle Serre Borboniche attraverso un modello pubblico-privato aperto alla fruizione.
- Villa Lante a Bagnaia: il restauro che ha restituito leggibilità al disegno rinascimentale, tra sistema delle acque e architetture vegetali.
- Giardino Garzoni a Collodi: la valorizzazione dell’impianto barocco e della sua scenografia.
- Parco della Reggia di Rivalta: la restituzione a Reggio Emilia di un tassello fondamentale della memoria estense.
- Villa Barbaro a Maser: il racconto della relazione filologica tra villa, territorio e vocazione agricola.
- Parco Paternò del Toscano a Catania: un affascinante dialogo tra paesaggio etneo e memoria botanica.
- Parco della Fondazione Magnani-Rocca e il Monastero di San Leonardo al Palco a Prato.

Villa Lante – Photo credit: Valeria Ponce (Pexels)
Un filo rosso ha unito tutti questi interventi: la gestione. Non basta restaurare un giardino storico; è indispensabile progettarne la sostenibilità nel tempo. Come sottolineato in apertura da Alberta Campitelli e Alessandro Panci, la manutenzione strategica deve diventare il primo pensiero di ogni studio d’architettura del paesaggio.
È qui che si innesta il secondo grande tema: la tecnologia al servizio della conservazione. Il restauro filologico di un parterre secentesco e la gestione idrica di precisione non appartengono a mondi opposti, ma sono due leve trasversali dello stesso progetto di tutela.
Siamo orgogliosi di aver portato il nostro contributo su questo fronte: Andrea Bottan ha presentato Smartilla con l’intervento “La regia idrica nell’irrigazione di precisione”, illustrando come l’IoT e la sensoristica avanzata possano trasformare il controllo dei consumi in uno strumento di protezione del patrimonio vegetale. In un giardino storico — dove ogni alberatura secolare, siepe topiaria o specchio d’acqua rappresenta un capitale di grande valore — sapere esattamente quanto, quando e dove irrigare non è un semplice aggiornamento tecnologico: è un atto di responsabilità progettuale.

Villa Grock
Per chi lavora su commesse pubbliche o private di grande scala, il messaggio emerso a Milano è chiaro: il giardino storico è tornato al centro dell’agenda pubblica con risorse dedicate, competenze certificate e un ecosistema di fornitori tecnologici pronti a essere integrati fin dalle fasi preliminari.
Nello specifico, questo approccio richiede di:
- Progettare la manutenzione insieme al restauro, integrando risorse e responsabilità operative fin dal principio.
- Documentare e catalogare l’esistente prima di intervenire, seguendo i modelli di censimento previsti a livello regionale.
- Inserire tecnologie di gestione idrica e monitoraggio nei capitolati, garantendo la sostenibilità economica ed ecologica nel lungo periodo.
- Interagire con enti di riferimento come APGI e con i coordinatori dei bandi europei, facendo tesoro delle linee guida maturate sul campo.
Villa Caprile – Photo credit: Anastasiya Vragova (Pexels)
La seconda giornata del 18 settembre ha allargato lo sguardo al paesaggio contemporaneo internazionale — dalla rigenerazione urbana di Rotterdam al lavoro di Thomas Woltz negli Stati Uniti, fino alla premiazione del City’Scape Award, che ha visto la partecipazione di 416 progetti da 31 Paesi.
Il messaggio fondamentale di questa edizione resta una certezza per chiunque progetti il verde in Italia: il giardino storico non è un museo immobile da sottoporre a tutela passiva, ma un’infrastruttura viva che richiede la stessa cura, visione e innovazione tecnologica riservate alle città del futuro.
Smartilla ringrazia PAYSAGE – TOPSCAPE e il CNAPPC per l’organizzazione di un evento capace di coniugare memoria storica e innovazione di processo.
